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Astrologia umanistica psicologica

SONORITÀ SIMBOLICHE - IL TIMBRO E IL SUONO DELLA LUNA

Quello che segue è l'ultimo capitolo di cui si compone il mio studio ""Sonorità Simboliche", con cui si propone un'ipotesi interpretativa di alcuni aspetti del Mercurio prenatale legati alle possibilità percettivo-simboliche dei suoni da parte del feto. Lo studio è stato presentato al convegno di Astrologia Umanistica della Eridanoschool, a ottobre 2009.

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Sonorità simboliche - Il timbro e il suono della Luna

Un altro aspetto che possiamo considerare è il timbro di un suono.

L’acustica ci dice che il timbro è quella proprietà che ci permette di identificare la fonte sonora, consentendo di riconoscerla da qualsiasi altra: a parità di altezza e di intensità sappiamo tutti distinguere se la stessa nota viene emessa da un pianoforte o da una tromba.

Un suono, in virtù della forma, dimensione, struttura e materiale che costituiscono il corpo vibrante, non è infatti mai puro ma è costituito da una combinazione in cui al suono fondamentale se ne aggiungono altri che, rispetto al suono base, hanno una frequenza multipla e minore intensità: la sovrapposizione simultanea di questi suoni - chiamati “armonici” -  al suono primario, costituisce, appunto, il timbro.

Per quanto ci riguarda, possiamo affermare che il feto è in grado di identificare la natura della sorgente sonora perchè ne riconosce il timbro?

I neuropsicologi sono tutti d’accordo nel disconfermare tale ipotesi: sono troppe le barriere, dalla parete addominale, al sacco e al liquido amniotico, che smorzano l’eventuale percezione verso questi attributi distintivi che accompagnano il suono puro.

Anche simbolicamente non possiamo certo  immaginare che il feto riesca a distinguere l’essenza originaria di una vibrazione, che sia capace di capire, ad esempio, che ora sta vibrando Plutone piuttosto che Nettuno: stiamo in pieno campo inconscio, non è ancora possibile “etichettare” una certa “sonorità” secondo la selettività delle peculiari caratteristiche che la denotano.

 

Eppure…

…c’è un suono nella vita prenatale che rimarrà impresso nel feto in tutta la sua modulazione…

…un suono che il neonato riconoscerà sicuramente dal primo momento…

…e che l’individuo cercherà forse nell’ultimo istante di vita…

Anche la scienza ha dimostrato sperimentalmente quello che ogni madre ha sempre intimamente saputo, e cioè che il neonato riconosce da subito la voce materna: quest’ultima viene quindi a rappresentarsi come elemento di continuità tra due esperienze del tutto differenti e separate tra loro dal trauma della nascita.

Questa particolarità è connessa alla capacità del feto di percepire la voce della madre in modo amplificato in virtù della doppia via comunicazionale con cui questa si propaga verso di lui: una, esogena, è la via aerea che la voce percorre esternamente, per poi attraversare la parete addominale; l’altra, endogena, è costituita internamente dalle vibrazioni della colonna vertebrale e del bacino attivate dalle zone di risonanza della voce (faringe, bocca e naso).

Se da un punto di vista psicologico il riconoscimento della voce materna da parte del neonato consente alla madre di alimentare ulteriormente - già dai primi giorni dalla nascita –quell’intensità di sentimento che la condurrà in maniera affettivamente adeguata verso la successiva fase fusionale, questo non toglie che, per quanto ci riguarda, l’analisi di eventuali aspetti Luna-Mercurio nel periodo prenatale può indicarci anche il modo in cui il feto ha percepito alcuni aspetti interiori che venivano comunicati dalla madre con sottili variazioni del timbro della voce, rilevandone in tal modo la dimensione e la congruenza relazionale.

Il doppio canale cui è convogliata la voce materna rinvia analogicamente a due modalità comunicazionali: mentre la via esterna, quella aerea, trasporta l’informazione sonora secondo un’impronta razionale legata al pensiero manifesto della madre, quella interna traduce la natura emozionale ed estremamente interiore che avvolge il senso dell’informazione trasmessa.

Se, come prima accennato, il timbro rileva l’identità della sorgente sonora, allora gli aspetti prenatali di Luna-Mercurio mettono in risalto la particolare ricettività del feto nell’avvertire il grado di armonia tra i differenti suoni che compongono la voce materna – provenienti dalla parte razionale, la via esterna, e da quella emotiva, la via interna - e che si sintetizzano simbolicamente nella percezione della più o meno autenticità  espressiva dell’individualità materna, da cui deriverà il livello di coerenza comunicazionale dell’individuo stesso.

 

Ma la speciale sensibilità alla voce materna indicata dagli aspetti prenatali di Mercurio-Luna può portarci anche a un’ulteriore ipotesi interpretativa...

Secondo una versione del mito, Apollo donò a Orfeo la stessa lira che aveva ricevuto da Hermes.

Al suono di questa Orfeo intraprende la sua discesa negli Inferi per ritrovare l’amata Euridice, producendo una sorta di incantamento in tutte le regioni che man mano attraversa.

Ade e Persefone, commossi dalla bellezza e allo stesso tempo dal dolore del suo canto, acconsentono a restituire Euridice al suo sposo, a patto che questi non si volti a guardarla in volto mentre cercheranno di uscire dal regno dei morti.

Anche il mito di Orfeo è caratterizzato da diverse versioni e in una in particolare viene affidata proprio a Hermes la responsabilità di controllare che Orfeo si attenga all’imperativo dettato da Ade .

Questa versione è anche rappresentata del celebre bassorilievo “Orfeo, Euridice e Hermes” scolpito nel V secolo A.C. da un allievo di Fidia e conservato nel Museo Archeologico di Napoli, dove i tre vengono raffigurati proprio nel momento in cui Orfeo si volta per incontrare gli occhi di Euridice ed Hermes, a testimonianza della sua velocità e della funzione di psicopompo, afferra simultaneamente la mano di Euridice per riportarla nell’oltretomba.

Ancora una volta il suono della lira di Hermes permette di ricontattare qualcosa che sembrava perduto…Infatti, se scendere negli Inferi molto spesso significa ritornare nel grembo materno per ritrovare l’unità originaria con la madre, ed uscire dall’Ade, uscire alla luce, vuol dire rinascere, nulla ci vieta di pensare che Euridice possa rappresentare la Madre e che la nascita debba essere intesa coma “nascita psicologica”: solo guardando negli occhi tua madre ti accorgi che sei altro da lei...ma, se vuoi crescere, non puoi portarla con te…

In questa variante del mito la presenza di Hermes testimonia quindi la “forza attraente” esercitata dalla voce materna, particolarmente attiva in chi ha aspetti prenatali Luna-Mercurio: una forza che, se opportunamente elaborata,  può portare in seguito l’individuo a sviluppare una buona autoregolazione nello scambio tra la parte razionale e quella istintuale; una forza che allo stesso tempo, se non coltivata con il giusto discernimento e con la giusta competenza emotiva, può inchiodarlo ad atteggiamenti infantili o a quelle regressioni dove il “Suono della Luna” è solo un preludio che introduce il temibile canto nettuniano delle Sirene omeriche.

In conclusione, molti sono i miti della creazione che ritraggono simbolicamente la funzione fondamentale dell’esperienza sonora nelle prime fasi della vita umana: cosmogonie dove alla base della nascita del mondo c’è molte volte un suono che si dispiega nelle più diverse forme.

Suono-Mercurio, per analogia, è quindi un ingrediente fondamentale della vita prenatale e si configura come modalità prioritaria di conoscenza a fronte del primo tipo di esperienza che l’individuo ha dell’ambiente esterno e della madre: solo dopo la nascita ad ogni suono viene associata un’immagine e il mondo, prima costituito da oggetti-sonori, si trasforma in un mondo di oggetti-immagini assecondando la modalità dell’odierna cultura che venera  la  percezione visiva come forma privilegiata di comunicazione e di conoscenza.

Certo, i parametri interpretativi di cui mi sono avvalso in questo studio sono molto soggettivi, frutto di immaginazione, e, a buon diritto, chiunque è legittimato nel considerarli assurdi o non calzanti…

…Ma rimane il fatto indiscutibile che la capacità percettiva del feto ai suoni esterni ha un ruolo archetipico laddove riteniamo legate alle esperienze universali dell’umanità non solo delle immagini ma anche dei suoni altrettanto primordiali.

Se consideriamo il suono - anche dal punto di vista acustico – come “sensazione” che si crea solo al nostro interno per un complesso meccanismo di oscillazione dei componenti dell’apparato uditivo, possiamo dedurne che la traduzione di una vibrazione esterna in un suono interno risponde all’esigenza mercuriale di rendere riconoscibili, e quindi interpretabili, i diversi stimoli che provengono dall’esterno.

Questa funzionalità è però disponibile solo dopo la nascita, quando Mercurio riesce a discriminare correttamente l’origine delle informazioni e ad approfondirne quindi la diretta conoscenza.

Se l’informazione non viene riconosciuta e, in più, questa genera nell’individuo uno stato  emozionale che può anche turbare il suo equilibrio psichico, il messaggio si trasforma in “simbolo” e Mercurio è costretto a cedere il compito interpretativo a Giove.

Ma il feto, come sappiamo, non ha certo bisogno di saper interpretare i simboli: vive in quell’inconscio collettivo che nasce già con una matrice archetipica a cui può riferirsi istintivamente quando viene invaso, come nel nostro esempio, da un suono primordiale.

Il lavoro di Mercurio, in questa fase della vita, è quello di tracciare – nella palude dell’Inconscio -  un canale di collegamento tra il simbolo e  l’impressione emozionale vissuta, un canale che verrà ricoperto dall’oblio subito dopo la nascita e che l’Io dovrà cercare di rendere nuovamente navigabile.