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Cagliostro è una figura tra le più discusse e discutibili della lunga e intricata storia dell’esoterismo. I suoi molti nomi, veri e d’invenzione, nascosero un uomo in fuga, ambizioso e capace di affascinare, e plagiare, come pochi.
Alessandro conte di Cagliostro, nome d’arte di Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Balsamo, nacque a Palermo nel quartiere Albergheria. Divenuto presto orfano del padre – Pietro Balsamo, un anonimo commerciante di stoffe – studiò in un collegio degli Scolopi da cui tentò di fuggire più volte.
Semianalfabeta, senza averi ma incredibilmente ambizioso, Cagliostro cominciò la sua carriera come falsario di documenti, poi proseguì come truffatore e ruffiano della moglie Lorenza. Finì in carcere più volte, viaggiò (in fuga) per tutta l’Europa, incontrò Casanova (che lo definì “un genio fannullone”), suscitò la curiosità di Goethe (che lo bollò come “un briccone” sempre dietro a qualche “ciurmeria”), s’iniziò alla massoneria e inventò un nuovo ordine massonico – la massoneria egizia –, dichiarò di essere in grado di soddisfare, con un sortilegio, qualunque desiderio sessuale, sostenne di essere figlio di un angelo, disse di essere capace di trasformare il piombo in oro, si spacciò come taumaturgo e poi medico (le sue ricette, arrivate sino a noi, sono solo placebo), fu imprigionato nella Bastiglia per un presunto ruolo avuto nello “scandalo della collana” del 1774, e molto altro ancora.
Nel 1790, per volere dei massimi esponenti del papato di Pio VI, venne processato per esercizio di attività massoniche e stregonesche, per blasfemia, truffa, calunnia e lenocinio, e nel 1791 fu condannato all’ergastolo. I successivi quattro anni li trascorse in condizioni materiali e psicologiche a dir poco drammatiche nelle prigioni della Rocca di San Leo, in Emilia-Romagna.
Cagliostro, iniziatosi alla massoneria nel 1777 presso la loggia L’Esperance di Londra, in ambiente esoterico è soprattutto noto per la fondazione della massoneria egizia, anche detta “di rito egizio”, una specie di ordine massonico-religioso che dirà di aver fondato a Bordeaux nel 1784, in seguito a una visione avuta durante un delirio febbrile. Come emblema dell’obbedienza al rito egizio scelse un serpente eretto sulla coda con una mela in bocca e infilzato da una freccia puntata verso il basso. Alla massoneria egizia, di cui si dichiarerà “Gran Cofto”, aderirono moltissimi uomini e donne di potere dell’epoca. Ma, a dispetto del promettente esordio, sarà proprio l’avventura massonica a portarlo al disastro, quando Cagliostro tentò di ottenere il riconoscimento del suo rito da parte di Pio VI. Tentativo che scatenò la reazione della componente più antimassonica e conservatrice della Curia romana e che lo portò al processo e poi alla prigionia.
Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo: al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza.