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Mazzi tarocchi

I MAZZI DEI TAROCCHI CLASSICI

Esistono in commercio centinaia di mazzi di tarocchi, ma qual è il mazzo originario? Come è nato il mazzo di tarocchi che usate per la consultazione? E quale percorso è stato fatto, e da chi, per ritrovare l’essenza del puro tarocco esoterico?

I mazzi dei tarocchi classici

Il primo mazzo di tarocchi citato

Il professor Andrea Vitali dell’Associazione culturale “Le Tarot” ha scoperto a Bologna la prima prova di esistenza dei tarocchi, sulla base di un documento del 1442 in cui questi venivano citati: in ogni caso, in quella data i tarocchi esistevano, ma non possiamo dire con certezza da quanto tempo. Altre teorie spostano l’attenzione su diversi luoghi e cavilli, ma almeno un dato è quasi unanimamente condiviso: l’origine dei tarocchi è italiana.

 

I primi mazzi di tarocchi rinvenuti

Se per “tarocchi” intendiamo esclusivamente l’insieme composto da 78 carte divise in 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori, il primo mazzo è stato rinvenuto a Venezia, dove era in uso nel XIV secolo, secondo quanto riportato dal massone Oswald Wirth.

I tarocchi Visconti-Sforza sono un gruppo di 66 carte dipinte a mano e ricoperte da una lamina d'oro finemente lavorata a bulino (scarica gratis il pdf del mazzo di tarocchi Visconti-Sforza). Su molte carte sono impressi emblemi che riconducono alla famiglia Visconti: ad esempio la corona coi rami di alloro e di palma, i motti A bon droyt (“a buon diritto”) e Phote mante (cioè il faut mantenir, “bisogna mantenere”). Ma a confermare il legame del mazzo con la famiglia Visconti è di recente emerso un dato ancor più significativo: tutte le carte di Denari portano incisa una faccia della moneta d’oro fatta coniare dal duca Filippo Maria Visconti nel 1442 e caduta in disuso nel 1447; dunque, l’epoca di realizzazione dei primi tarocchi Visconti-Sforza è certa: tra il 1442 e il 1447. La realizzazione pittorica è stata attribuita a Michelino da Besozzo. Il mazzo Cary-Yale è il più antico mazzo di tarocchi viscontei, oggi conservato alla Biblioteca dell'Università di Yale (USA), ma non fu l'unico mazzo di tarocchi commissionato dal duca: un'altra versione, incompleta, attribuita al celebre pittore Bonifacio Bembo, è conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano.

I tarocchi del Mantegna, sebbene non siano propriamente tarocchi, né un lavoro originale di Andrea Mantegna, sono una delle più importanti raccolte di incisioni prodotte in Italia nel Rinascimento. Indicativamente, intorno al 1460, periodo in cui i mazzi di tarocchi venivano utilizzati a scopo didattico. Proprio questo mazzo ne è la dimostrazione: in esso infatti non troviamo né i semi né gli onori (re, regina, cavallo), ma sono rappresentati l'ordine universale e le sue gerarchie attraverso la raffigurazione di un mendicante e del papa, delle muse e delle arti liberali, ma anche delle virtù e dei pianeti, fino agli dei dell'antichità. Una serie di questi rarissimi mazzi, conservata per oltre quattrocento anni nella collezione di una famiglia aristocratica italiana, è stata da pochi giorni venduta all'asta a Londra per l’astronomica cifra di duecentomila euro.

 

I mazzi di tarocchi da divinazione più usati

I tarocchi di Marsiglia sono oggi i più diffusi e spesso considerati gli unici validi per la divinazione. Il primo mazzo conosciuto risale al 1608. Lo stile delle carte a semi italiani fa propendere per l'origine latina di questo tipo di mazzo, probabilmente diffusosi dalla Lombardia in territorio francese. L’utilizzo dei colori e i bordi arrotondati dei tarocchi di Marsiglia è attribuita a B. P. Grimaud, il cui mazzo venne ristampato con successo nel 1761 da Nicolas Conver a Marsiglia. Dalla loro diffusione è comparsa l’abitudine, viva ancor oggi, di mantenere il nome in francese sugli Arcani Maggiori. Di contro i minori rimasero, già in passato, in italiano. Nel 1998, il Maestro di carte Philippe Camoin – erede degli ultimi Maestri di carte marsigliesi a partire da Conver – e l’artista e studioso di tarocchi Alejandro Jodorowsky hanno restaurato il mazzo dei tarocchi di Marsiglia, dando vita a una nuova edizione, detta “restaurata” o di “Camoin-Jodorowsky”. L’idea era che i simboli e i colori originali fossero stati cancellati o trasformati dai Maestri di carte che si sono succeduti nella riproduzione. L’obiettivo era ritrovare la struttura simbolica perduta nel corso dei secoli.

 

Se vi interessa approfondire ulteriormente lo studio sui mazzi di tarocchi classici, si consiglia, per completezza e autorevolezza, il sito web del centro di ricerca del Tarot Museum.

 

Immagine | Tarocchi di Marsiglia restaurati